Read Ebook: La famiglia Bonifazio; racconto by Caccianiga Antonio
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Ebook has 1573 lines and 75429 words, and 32 pages
Il maestro curv? la schiena, che quasi toccava col naso lo scrittoio, present? all'impiegato superiore i pi? rispettosi ossequi, usc? dalla stanza con ripetuti inchini, salut? gentilmente anche l'usciere, che aveva un'aria da sbirro, poi scese le scale lentamente, col collo torto, e un beato sorriso sulle labbra, pensando fra s? stesso: <
E questo suo pensiero non proveniva dal bench? minimo sospetto sulle intenzioni e la condotta del capitano, che anzi teneva per vero quanto aveva asserito; ma vedendo che occorrevano tante cerimonie per ottenere il permesso di circolare a proprie spese nel proprio paese, e che tali cerimonie erano vane, perch? generalmente la polizia veniva ingannata dalle domande, dai pretesti, e dalle informazioni, la sua teoria prediletta gli tornava alla mente, e si compiaceva di poter dare dell'asino al commissario nell'intimit? del suo cuore.
Predisposta accuratamente la prossima rivolta del Polesine, passava in Lombardia, visitava i corsi d'acqua, i prati irrigatori e le marcite, facendo parlare di lui come d'un veneto appassionato agricoltore; poi scompariva per qualche ora, si abboccava coi patriotti malcontenti, stringeva la mano ai Carbonari lombardi, comunicava le disposizioni delle vendite del Veneto, e veniva informato degli accordi presi coi fratelli del Piemonte.
Dopo quei ritrovi della setta, scriveva qualche lettera al maestro Zecchini e la gettava alla posta colla certezza che sarebbe aperta dalla Polizia la quale violava tutti i segreti. Egli si godeva a corbellare i commissari e il governo, parlando di prati e di vacche svizzere, di canape e di bachi da seta. Raccomandava all'amico le zucche e le patate, e gli prometteva al ritorno le pi? utili informazioni sulla coltura delle rape.
Dagli amici di Milano ebbe lettere di raccomandazione per qualche coltivatore, e per qualche possidente austriacante della Brianza, sempre collo scopo d'ingannare la vigilanza della polizia; e si rec? a visitarli, occupandosi di vigneti e di stalle, benedicendo i benefizii della pace, che si godevano a merito del regime paterno dei buoni Tedeschi. Prese alloggio in un grande albergo, assunse delle informazioni che lo fecero conoscere per esperto agricoltore.
Poi lasciando gran parte del suo bagaglio all'albergo, e raccomandando all'albergatore le sue preziose sementi di bietole, cavoli e carote, annunzi? una gita nei dintorni per visitare le colture, e part? solo e pedestre, munito d'una semplice valigietta alla mano. Prese la direzione opposta a quella che intendeva di seguire, e girando per certi viottoli deserti, assicurandosi che nessuno lo vedeva, trov? la sua strada, che lo condusse in un angolo romito delle colline, ove sorgeva una modesta casa di campagna quasi nascosta dai tigli, dai platani, e dalle robinie.
Abitava in quella dimora un suo antico commilitone, un valoroso colonnello degli eserciti napoleonici, un fiero soldato, un ardente patriotta, che non aveva mai potuto comprendere come gl'Italiani si fossero rassegnati a subire l'umiliazione d'un governo straniero. Acerrimo nemico dell'Austria, egli congiurava come capo carbonaro contro l'aborrito governo, ma sapeva operare con tale avvedutezza che non comprometteva mai nessuno, apparecchiava le riunioni, dirigeva la congiura con sommo accorgimento, e metteva tanta astuzia nel gabbare i sospetti del governo, nello sviare le ricerche della polizia, nell'abbindolare le commissioni speciali, che il suo grande maestro, il generale Napoleone, non avrebbe impiegata tanta avvedutezza nell'apparecchiare il piano d'una battaglia.
Odone Palanzo era un antico cospiratore, ancora giovinetto si era acceso di entusiasmo al primo raggio della nascente libert?. La portentosa discesa del San Bernardo, compiuta dall'esercito francese condotto dal generale Buonaparte, la sua improvvisa comparsa in Italia, la battaglia di Marengo che liberava il Piemonte e la Lombardia dagli Austriaci, esaltarono lo spirito liberale del giovane italiano, il quale detestava il regime debilitante del governo straniero che conservava sotto il giogo una popolazione rassegnata, e non curante della sua sorte n? dell'onore del paese.
Egli non rifiniva di ammirare e celebrare l'eroica difesa di Genova, il carattere e le prodezze dei vincitori dei Tedeschi, l'impassibilit? di Massena durante l'assedio, la fermezza di Lannes sul campo di battaglia, la carica di cavalleria di Kellermann, la risoluzione fortunata di Desaix. E quando tre giorni dopo di quella famosa battaglia Buonaparte entrava in Milano sul far della sera, il giovane lombardo si trovava fra quella folla plaudente che gettava fiori nella carrozza del primo Console, che procedeva lentamente nelle strade accalcate e illuminate a giorno.
Allora si arruol? come semplice soldato, quantunque avesse moglie e una bambina, fece il giro d'Europa, guadagn? i suoi gradi ad uno ad uno, da caporale a colonnello, fu ferito in varie battaglie, e non depose le armi che dopo l'ultima campagna di Russia, dove ridotto all'estrema miseria, lacero, esausto dalla fame, e quasi cieco, sarebbe morto sulla neve se non avesse incontrato il capitano Bonifazio che lo sostenne, lo guid?, lo nutr? di crusca bollita e di carne di cavallo; e attraverso a mille pericoli poterono entrambi ripassare la Beresina, dopo le pi? strane venture. Giunti in Polonia come due fantasmi da far paura a vederli, fecero una lunga dimora negli ospitali, fino che ristabiliti in salute, ritornarono a Parigi, e ripresero servigio fino alla caduta di Napoleone.
Rimandati in patria, il capitano Bonifazio accompagn? l'amico alla casetta di Brianza, dove il colonnello lo present? alla famiglia come il suo salvatore.
La moglie era un'ottima donna; e la figlia Maddalena, una bella ragazza, con due grandi occhi che ne rivelavano la bont?, era stata allevata dalla madre alle cure domestiche e rurali. Entrambe vivevano modestamente colle rendite di alcune terre che stavano intorno all'abitazione. Vedevano poca gente, e assai di rado il loro capo di casa, il quale di tratto in tratto compariva all'improvviso, si fermava alquanti giorni, e spariva. Scriveva poche lettere e laconiche, sempre da nuovi paesi, da varie parti d'Europa. Il colonnello aveva un fratello pi? giovane, che si fece parimenti soldato, e questi alla caduta di Napoleone prese servizio nel piccolo esercito piemontese.
Quando furono di ritorno dalla Francia invasa dagli stranieri di varie regioni, il colonnello volle che il capitano si riposasse alcuni giorni nella sua casa, dove si godeva una pace serena, in quel paradiso della Brianza. Quel silenzio, quella solitudine sotto gli alberi, producevano l'effetto d'un delizioso calmante negli animi ardenti di quei soldati avezzi a tanti frastuoni e a tante stragi. A poco a poco il loro spirito esaltato dalle lotte si raddolciva, il loro sangue rallentava il suo corso, il loro cuore si apriva a nuove aspirazioni verso la tranquilla felicit? della pace domestica. Finalmente il colonnello sentiva il bisogno di riposo, in quel nido fortunato, fra il sorriso sereno d'una buona moglie, e la fiorente giovent? d'una diletta figliuola.
Il capitano Bonifazio che aveva perduto tutti i suoi parenti, si arrestava ben volentieri in quel ridente soggiorno, prima di rientrare nella solitudine e nell'isolamento che lo attendevano nella sua casa deserta.
Gli occhi profondi di Maddalena lo colpivano vivamente, la sua voce gli penetrava nell'animo, i suoi lineamenti gli lasciavano nel cuore una indelebile impressione, ma egli non osava guardarla che di soppiatto, quando era sicuro di non esser veduto da lei; quella soave fanciulla gli pareva cosa divina, e si giudicava troppo ruvido soldato per credersi degno di meritare il suo affetto.
I due commilitoni passavano alcune ore seduti sopra un banco rustico del giardino, colla pipa in bocca, rammentando le loro geste, e quando passava Maddalena, Bonifazio si alzava in piedi, ritirava in fretta la pipa, e faceva il saluto militare come davanti un generale.
Alla sera quando si ritirava nella sua camera, invece di andare a letto a dormire si sdraiava sul canap?, pensava lungamente alla Maddalena, ne faceva il paragone colle altre donne che aveva incontrate nei vari stati d'Europa, e la trovava pi? bella, pi? interessante e pi? adorabile di tutte. Era stato piuttosto libertino, intraprendente, audacissimo col bel sesso, e poteva vantarsi di ardite conquiste tanto sui campi di battaglia che nelle alcove; ma quelle erano donne, e questa era un angelo, ed egli si trovava ospite da un amico, del quale gli era sacra ogni cosa, e pi? di tutto la famiglia.
Cos? passavano i giorni, e Bonifazio si lasciava vivere in pace, in una specie di allucinazione, e di ebbrezza felice, e chi sa quando avrebbe pensato di andarsene allorch? la lettera d'un avvocato di Treviso lo chiam? al suo paese per affari urgenti.
Il colonnello non voleva lasciarlo partire, le signore lo pregavano di non abbandonarle, e gli parve perfino di scorgere una lagrima che brillava come un diamante nei grandi occhi di Maddalena; ma la lettera era pressante, e poi sentiva anche il bisogno di fuggire da quell'amore soffocato che quasi quasi gli pareva un insulto alla casa dell'ospite e dell'amico; e part?.
Erano parole del diploma guelfo dei Carbonari.
Pochi giorni prima si erano abboccati coi fratelli della setta, in un sito deserto, e avevano giurato nuovamente di liberare la patria dal giogo straniero, o di morire.
Nel viaggio di ritorno si arrest? a Brescia, Verona, Vicenza, Padova; fece una scappata a Rovigo e a Venezia, e in tutte queste provincie s'incontrava coi federati, faceva dei proseliti, formava nuovi centri carbonari, allargava le diramazioni nei principali villaggi, e stringeva i nodi d'un'ampia rete che doveva serrare nelle sue maglie l'aquila a due teste.
Poi rientr? tranquillamente nella casa paterna, solo e disarmato, ma profondamente convinto che presto o tardi ma di certo, l'Italia sarebbe unita, libera e indipendente.
Erano passati sei anni da quella prima dimora in Brianza, quando nel maggio 1820, il capitano Bonifazio ricomparve per la seconda volta davanti la casa del suo vecchio commilitone.
Non era ancora guarito della profonda ferita ricevuta dai grandi occhi di Maddalena, e stupiva che una cos? bella ragazza non si fosse ancora maritata. Ma in quella solitudine!... egli pensava, ? come un fiore delle Alpi che sboccia, profuma l'aria d'intorno, e muore senza che nessuno lo veda.
Le accoglienze furono cordialissime. Il colonnello e sua moglie lo abbracciarono come un fratello.... Maddalena impallid?.
Bonifazio vide il pallore della fanciulla, sent? la mano di lei tremante nella sua, lesse ne' suoi grandi occhi un sentimento di tenera affezione, della quale non si era accorto al primo incontro.
E come poteva avvedersene se non osava guardarla? non era lei che doveva confessargli il suo amore! Era partito all'improvviso, ed era rimasto sei anni senza ritornare in Brianza; anzi aveva paura di ritornarvi, e non sarebbe tornato senza la politica.
La luce entrata per uno spiraglio non tard? a diffondersi. Venne a sapere che non mancarono alla fanciulla ottimi partiti, ma essa aveva respinto inesorabilmente ogni domanda di matrimonio. Si fece coraggio, incominci? a guardarla negli occhi: essa non evitava quegli sguardi, anzi vi corrispondeva con tale espressione che era il linguaggio dell'anima, un linguaggio eloquente per il cuore del capitano.
Egli aveva 34 anni, otto anni di vita militare lo avevano reso robusto, sei anni di vita rurale lo avevano ringiovanito. Ella ne aveva 25, era un frutto maturo, conservato perfettamente dall'aria pura dei campi. La sorte li riavvicinava, e tutto li spingeva ad amarsi, le affinit? naturali e domestiche, la riconoscenza, le memorie e le abitudini della vita.
Le dichiarazioni furono franche, e soldatesche.
--Maddalena, le disse un giorno il capitano, l'immensa amicizia che sento per vostro padre, ? superata dall'amore che ho per voi; se vi degnate di concedermi la vostra mano io sar? l'uomo pi? felice del mondo,--e cos? dicendo le sporse la destra.
Essa depose, senza esitazione, la sua mano in quella del capitano dicendogli:
--Per la vita!....
--Per la vita!... egli soggiunse, stringendosi al petto quella mano, e vi depose un bacio rispettoso, come suggello della santa promessa.
Poi si present? subito al colonnello, rigido, diritto, come quando andava a presentare il rapporto nella vita militare, e gli disse:
--Mio colonnello, sono innamorato!
--Per la cinquantesima volta! gli rispose l'amico.
--Per la prima volta! mio colonnello.
Il vecchio soldato sorpreso da uno scoppio improvviso di risa, fece un'aspirazione cos? rapida, che il fumo della pipa gli entr? in gola, lo fece tossire, sputare, e bestemmiare con tanta violenza, che pareva soffocarsi.
Quando torn? in calma, Bonifazio gli fece il solenne giuramento, che la sua asserzione era la pura verit?. Era verissimo che aveva conosciuto molte donne, ma non ne aveva amata seriamente nessuna, o perch? nessuna aveva saputo meritarlo, o perch? le continue marcie forzate non gli lasciavano il tempo di dare l'importanza d'una passione ai suoi capricci passeggieri. Se n'era persuaso nel 1814, quando s'era innamorato seriamente per la prima volta, ma aveva amato in silenzio per sei anni consecutivi, e finalmente si era risolto di parlare....
--Ci hai messo del tempo!... gli rispose il colonnello, hai perduto l'abitudine della furia francese, hai contratto il contagio della flemma tedesca....
--Non mi credevo degno della donna amata, non osavo alzare gli occhi fino a lei....
--E adesso li hai alzati?....
--E adesso domando la sua mano....
Il colonnello lo guardava fisso, e cominciava a comprendere.
Allora il capitano riprendendo la sua posa militare soggiunse:
--Ho l'onore di domandare al colonnello Odone Palanzo la mano di sua figlia Maddalena.
Il colonnello si gett? nelle braccia dell'amico, ridendo e piangendo, e gli mancava la parola per la commozione.
Si recarono insieme dalla buona madre che accolse la domanda con vera soddisfazione, e concertarono ogni cosa di comune accordo. E quando nei giorni successivi, e negli intimi colloqui colla fidanzata, essa confess? a Bonifazio che lo amava fino dal loro primo incontro, e lo aspettava rassegnata, colla speranza di rivederlo, risoluta di non volere che lui o nessuno, egli non sapeva darsi pace della sua dabbenaggine, e del tempo perduto.
E scrisse una lettera al maestro Zecchini che cominciava con le seguenti parole: <Add to tbrJar First Page Next Page Prev Page
